ZIBERNA ALLA WITOR’S L’AZIENDA PRONTA A INVESTIRE 2 MILIONI E AMPLIARSI
Il manager Civello: "Pronti a collaborare per GO! 2025" Ziberna e Bernobich: "Facciamo a Gorizia il villaggio della cioccolata". Alla Zulli, intanto, nuovi spazi industriali
Nuovo blitz del sindaco Ziberna nella zona industriale di Gorizia dove sono ospitate aziende conosciute a livello internazionale per l’eccezionale qualità dei loro prodotti. È il caso della Witor’s, che dal 1962 produce il boero, geniale connubio fra cioccolato extra fondente e ciliegie, creato dal fondatore della ditta, Roberto Bonetti. È il più venduto in Italia e, ancora oggi rappresenta uno dei fiori all’occhiello della Witor’s.
Ma non è l’unico prodotto di grande successe che viene realizzato a Gorizboeroia. Pochi sanno che in questa azienda si produce anche il “Biscocrema”, il “godurioso” biscotto con la crema Pan di stelle che fa letteralmente impazzire i golosi di ogni età. Questa prelibatezza, che nasce dalla collaborazione con la Barilla, si produce solo a Gorizia. Ma anche i Baiocchi del Mulino Bianco e i Ringo Biscocioc.
“Per chi, come me, vivrebbe di dolci, e si vede- scherza il sindaco Ziberna-, la Witor’s rappresenta davvero il paese di Bengodi ma, al di là di questo, non possiamo che essere orgogliosi di questa azienda che continua a distinguersi per la qualità e l’originalità dei suoi prodotti, segreto del suo successo”.
La storia della Witor’s è relativamente recente.
Fondata nel 1959 da Roberto Bonetti, che apre il primo laboratorio a Cremona, l’azienda lancia nel 1962 un’invenzione dello stesso Bonetti, il boero che diventa, in breve, il più venduto prodotto del genere in Italia e nel mondo.
Ha un ampio portafoglio di prodotti, distribuiti in oltre 40 mila punti vendita in tutto il mondo, che include praline e tavolette di cioccolato, ma anche snack, biscotti e uova pasquali. Altro momento di svolta il 1973 che segna il passaggio dalla produzione artigianale a quella industriale, con la successiva acquisizione dei nuovi stabilimenti di Gorizia. Arrivando negli Anni Duemila la Witor’s si vede lanciatissima sul mercato globale, con la presenza in oltre 70 paesi e un’esportazione pari al 50% della produzione. Nel 2012 avviene l’apertura del primo flagship store Witor’s presso il Franciacorta outlet village a Rodengo Saiano, in provincia di Brescia.
Oggi l’attività imprenditoriale di Witor’s è gestita dai figli del fondatore, Rossano e Michele Bonetti, con un organico di circa 220 dipendenti e un giro d’affari di 80 milioni di euro, di cui la metà generato in 80 Paesi esteri.
Lo scorso anno la 21 Invest, gruppo di investimento europeo fondato e guidato da Alessandro Benetton, acquisisce la maggioranza di Witor’s
Nei prossimi anni, l’azienda intende soddisfare la crescente richiesta nei segmenti free from, compreso il senza glutine e i prodotti etici.
Uno degli aspetti distintivi è proprio l’attenzione alla filiera produttiva. Witor’s supporta una coltivazione di cacao sostenibile, acquistando prodotto certificato UTZ e Fairtrade. 21 Invest si pone l’obiettivo di supportare la società nel raggiungere il 100% degli acquisti di materie prime etiche e sostenibili.
All’attuale gestione, sarà affiancato un nuovo amministratore delegato, Jean Valery Raffard, e saranno poi individuate nuove figure strategiche volte al potenziamento della struttura organizzativa e manageriale, che avranno il compito di espandere il business in Italia e sullo scacchiere internazionale.
Il sindaco si è soffermato anche davanti alla fabbrica ex Zulli dove il presidente del consorzio, Russo, gli ha spiegato che la struttura sarà demolita per costruire un nuovo immobile da utilizzare nell’ambito della zona industriale.
L’immobile è un ex opificio ad uso industriale, ormai inattivo da diversi anni, dove venivano svolte lavorazioni del legno da parte della ditta “Zulli”, società fallita. Il lotto è di 28mila mq di terreno mentre il capannone ha una superficie coperta complessiva di poco più di 9mila mq.
Il consorzio lo ha acquisito circa 15 anni fa, realizzando anche interventi di urbanizzazione ma i tentativi di vendita o locazione non sono andati a buon fine. Il capannone, nello stato attuale non è più adatto alle attività produttive.